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domenica 27 ottobre 2013

Manifesti, locandine e fotobuste: come si conservano

Stabilito dove andrebbe, o meglio dove non andrebbe, conservata la vostra collezione Elisa Albano oggi  affronta un altro tasto dolente della conservazione. 

COME SI CONSERVANO I MANIFESTI?
Molto probabilmente qualsiasi manifesto abbiate comprato, ereditato, o rubato, e oggi conservato gelosamente in cantina, risulta piegato e ripiegato su se stesso un numero infinito di volte. 
Le dimensioni di questi materiali, definiti pertanto grandi formati, non ne facilitano sicuramente lo stoccaggio ma, come avrete notato, le zone recanti le pieghe sono indebolite, rovinate e molto spesso lacerate.



Sebbene la manualistica conservativa consiglierebbe di disporre le opere in posizione totalmente distesa, per ovvie ragioni di spazio, anche in questo caso tenterò di fornire indicazioni di compromesso. 
Nel caso in cui i manifesti si presentassero già piegati in molti punti, per limitare il danno, sarebbe bene disporli sfruttando il numero minore possibile di pieghe già esistenti; se invece per qualche fortuito motivo il manifesto non è mai stato piegato si potrebbe azzardare un avvolgimento attorno ad un tubo di cartone. Maggiori sono le dimensioni dell’opera, maggiore dovrebbe essere la misura del diametro del tubo per evitare che un manifesto di grandi dimensioni venga  avvolto troppe volte su se stesso. L’opera così sistemata dovrebbe essere conservata in posizione orizzontale per evitare la formazione di arricciamenti e lacerazioni lungo i margini. 



Mi pare anche doveroso ricordare che ogni manifesto, sia arrotolato sia disposto orizzontalmente, dovrebbe essere interfogliato con carta per la conservazione: nel primo caso sarà sufficiente avvolgere contemporaneamente intorno al tubo sia il manifesto che un foglio di carta delle medesime dimensioni in modo tale che la parte esterna risulti protetta; nel caso in cui le opere siano riposte piegate è consigliabile inserirle all’interno di cartelle in carta.
Il modo più semplice di creare cartelle conservative  è piegare a metà il foglio, parallelamente al lato corto. 


Spero che questi semplici consigli, facilmente adottabili, possano esservi utili a preservare dal tempo e dall’incuria tutte quelle piccole, ma preziosissime collezioni che conservate gelosamente nelle vostre cantine. 

Elisa Albano 

mercoledì 23 ottobre 2013

Manifesti, locandine e fotobuste: dove si conservano



Continua la serie di articoli di Elisa Albano per fornire ai visitatori di Fermo Immagine e ai lettori del blog consigli e piccoli accorgimenti per conservare in maniera semplice ed efficace la propria collezione di manifesti.

DOVE SI CONSERVANO I MANIFESTI?
Cominciamo adesso a capire come salvaguardare e conservare tutti quei manifesti e quelle locandine che fortunatamente non sono andate perduti partendo dal presupposto che prevenire è meglio che curare, allo stesso modo conservare bene, o comunque in maniera accettabile, è meglio che restaurare.  Infatti, intervenire adeguatamente con metodi di ripristino, oltre che essere molto costoso e impossibile da fare autonomamente senza rischiare di peggiorare la situazione, potrà garantire ottimi risultati,  ma senza dubbio non vi restituirà il manifesto nelle condizioni estetiche originarie, ossia quelle valutate con la sigla A del catalogo Bolaffi, per intenderci.


Da studentessa di restauro ed esperta del settore posso affermare senza ombra di dubbio che conservare in maniera ideale questi materiali, solitamente di dimensioni considerevoli, sia difficile, pressoché impossibile, a meno che  non disponiate di spazio illimitato e soldi da investire in costosi materiali e sistemi studiati ad hoc. Dal momento però che ciò risulta spesso non effettuabile anche presso le istituzioni preposte alla conservazione  (archivi di biblioteche, cineteche e musei) posso dedurre che questo non sia il vostro caso.
In ambito di conservazione archivistica la parola chiave è compromesso, e proprio su questo concetto si basano le brevi nozioni che seguono:


Attenzione alla carta
La carta è un materiale organico, composto da sostanze molto apprezzate, nutrizionalmente parlando, da parecchi tipi di insetti. Questi organismi, solitamente lucifughi, infestano luoghi bui e umidi come le cantine, che non di rado rappresentano il luogo prescelto in cui far risiedere i vostri inestimabili manifesti. Inutile dire che ciò significa fornire un ottimo pasto agli inquilini scarafaggi a scapito della collezione di locandine didi film di Gino Cervi che avete completato a fatica nel corso degli anni. 
Ad aggravare questa condizione, potenzialmente pericolosa, entrano in gioco la terribile credenza in legno massello della nonna o il comò fuori moda della zia, che ereditate e nascoste in cantina, sono la collocazione ideale dove conservare con cura i manifesti.
Sbagliato! 


Il legno, materiale organico a sua volta, rappresenta la tana perfetta per termiti e tarli, che non impiegheranno troppo tempo a raggiungere il materiale cartaceo. 
La soluzione migliore sarebbe indubbiamente evitare luoghi bui, poco areati e soggetti a forti variazioni di umidità. Nel caso che la cantina, lo scantinato, il fondo, o il sottoscala rappresentino l’unica ubicazione possibile presso casa vostra, sarebbe bene collocare il materiale perlomeno in scaffalature o semplici armadi in metallo, materiale decisamente meno appetibile per qualsiasi organismo. 
Disporre le opere sugli scaffali più alti aiuterebbe a preservarle da eventuali apporti eccessivi di umidità derivanti dal terreno, o ancor peggio, da catastrofici allagamenti.

Attenzione all'umidità
Un tasso molto elevato di umidità relativa spesso determina la creazione di microclimi ideali alla proliferazione di microrganismi deteriogeni, comunemente conosciuti come muffe, che attaccano il materiale cartaceo nutrendosi delle componenti chimiche di cui è composto. Sebbene i danni siano apparentemente meno gravi, poiché meno eclatanti rispetto a quelli causati dagli insetti, questi microrganismi agendo a livello microscopico indeboliscono le fibre della carta, il più delle volte macchiandola in modo irreversibile. Dal momento che per eliminare infezioni biotiche di questo tipo è necessario sottoporre il materiale a costosissimi  trattamenti effettuabili solo in laboratori specializzati, consiglio vivamente di aprire ogni tanto il cassetto del comò, controllare gli esemplari e, nel caso di macchie sospette, isolare il manifesto potenzialmente infetto in un luogo distante dal resto della collezione. 
Una soluzione facilmente realizzabile è l’installazione di deumidificatori che, mantenendo controllata l’umidità relativa dell’ambiente, dovrebbero ostacolare la formazione di habitat biologicamente pericolosi. 


lunedì 21 ottobre 2013

Manifesti, locandine e fotobuste: misteri e segreti



Molte volte  ci è stato chiesto, da visitatori e collezionisti, il valore dei manifesti esposti e della loro conservazione. Per rispondere a queste domande abbiamo chiesto aiuto a Elisa Albano studentessa di restauro ed esperta del settore.
Elisa realizzerà così una serie i articoli affrontando di volta in volta aspetti diversi legati al collezionismo di manifeti cinematografici. In questo articolo analizza brevemente le ragioni alla base del valore di un manifesto.

Quanto vale un manifesto?
 Il valore di un manifesto dipende non solo dalla sua rarità, dall’importanza del film e del cast che pubblicizza, dal cartellonista che lo ha ideato e disegnato, o dall’edizione di stampa: anche lo stato di conservazione incide non poco sulla valutazione dell’oggetto.
Come indica questo termine,  con stato di “conservazione” si intendono le condizioni fisiche in cui si presenta l’opera. Ovviamente maggiore è la presenza di pieghe, strappi, lacerazioni e macchie, peggiore sarà lo stato di conservazione del manifesto.
A quanti di voi è capitato, anche solo per sfizio, di sfogliare il Catalogo Bolaffi curiosi di sapere se la copia di almeno uno dei numerosi manifesti stipati  nella vostra cantina quest’anno ha avuto l’onore di essere valutata e citata aull’illustre Inventario? Ai più attenti non sarà certamente sfuggito che di ogni locandina pubblicata sul catalogo è indicato, per mezzo di sigle (A+, A, A-, B+, B, B-, e così via…), lo stato di conservazione. Questo perché alla condizione fisica del materiale corrisponde una valutazione, o svalutazione, economica del manifesto.


L’immagine proviene dal Catalogo Bolaffi pubblicato nel 2000.


225 Manifesto per il film AGENTE 007 THUNDERBALL- OPERAZIONE TUONO

AVERARDO CIRIELLO (1918) Offset, anni ’60. Policrom, Roma – cm. 195x140
Qualità: B-. Lieve mancanza in basso facilmente restaurabile, strappi.
Note: esemplare estremamente raro. (Stima L. 1.500.000)


Tutto quanto descritto si basa sostanzialmente su motivazioni estetiche che derivano dalla natura intrinseca dei questo genere di opera grafica: il manifesto nasce come mezzo pubblicitario e divulgativo e, al momento della produzione, basata sulla tiratura di numeri elevatissimi di copie, il tradizionale concetto di unicità dell’opera d’arte viene meno. Per questa ragione i manifesti, che all’origine della propria produzione non avevano alcun valore riconosciuto, molto spesso sono stati dopo l’uso piegati, accantonati e relegati nei fondi dei cinema senza alcun accorgimento. Solo i veri appassionati, spesso spinti proprio dall’amore per il cinema, hanno salvato questi materiali che altrimenti sarebbero andati sicuramente perduti.
Ovviamente le poca attenzione riguardo ai metodi conservativi applicati nel tempo a queste opere ne determina i danni fisici oggi riscontrabili.



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